BANCAROTTA SEMPLICE

avvocato penalista alessandria

La bancarotta semplice nel nuovo Codice della Crisi: il ruolo dell’avvocato penalista e l’importanza della scelta delle procedure

Con l’entrata in vigore del nuovo Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza (D.lgs. 14/2019, modificato dal D.lgs. 83/2022), l’approccio al concetto di crisi e insolvenza ha subito una trasformazione sostanziale. Tra i reati disciplinati in tale contesto, particolare rilievo assume la bancarotta semplice, che, sebbene meno grave della bancarotta fraudolenta, resta comunque un illecito penale di estrema importanza per l’imprenditore.

In tale scenario, il ruolo dell’avvocato penalista si rivela cruciale non solo nella fase difensiva, ma soprattutto nella fase preventiva, in cui si rendono necessarie valutazioni tempestive e corrette sulle soluzioni possibili alla crisi, come la liquidazione giudiziale, la negoziazione assistita o altre procedure concorsuali.

La bancarotta semplice: disciplina e novità

La bancarotta semplice viene oggi disciplinata dall’art. 326 del nuovo Codice, sostituendo le corrispondenti disposizioni della vecchia legge fallimentare (art. 217 R.D. 267/1942). Il reato si configura qualora l’imprenditore fallito abbia tenuto comportamenti colposi, quali:

  • Aver compiuto operazioni imprudenti che hanno aggravato il dissesto;
  • Aver speso somme considerevoli per fini personali o non strettamente aziendali;
  • Aver omesso di tenere regolari scritture contabili o di conservare la documentazione aziendale.

La ratio è quella di sanzionare chi, senza dolo ma con grave negligenza, contribuisce ad aggravare il proprio stato di insolvenza. La bancarotta semplice si distingue quindi dalla bancarotta fraudolenta per l’assenza di dolo specifico.

Tra le principali novità del Codice, va segnalato il tentativo di rafforzare la cultura della prevenzione della crisi, responsabilizzando maggiormente gli imprenditori e i loro consulenti, tra cui l’avvocato penalista, nell’adozione di comportamenti virtuosi e tempestivi.

Il ruolo dell’avvocato penalista nella crisi d’impresa

La figura dell’avvocato penalista è oggi più centrale che mai. Non si limita a intervenire quando il procedimento penale è già avviato, ma deve essere coinvolto già nella fase in cui si percepiscono i primi segnali di difficoltà economica. L’avvocato penalista, in collaborazione con commercialisti e consulenti aziendali, ha il compito di:

  • Consigliare la migliore soluzione per prevenire la crisi;
  • Valutare i rischi penali legati alle scelte gestionali;
  • Redigere piani di ristrutturazione o accordi che possano evitare il fallimento;
  • Supportare nella corretta gestione delle scritture contabili e nella conservazione della documentazione.

Decidere di ignorare i primi segnali della crisi può infatti esporre l’imprenditore a gravi conseguenze penali, anche in ipotesi di bancarotta semplice, con pene che possono arrivare fino a due anni di reclusione, oltre all’interdizione dagli uffici direttivi delle imprese.

La scelta della liquidazione giudiziale e delle alternative

Un elemento fondamentale del nuovo impianto normativo è il superamento della logica del “fallimento” inteso come evento catastrofico da evitare a ogni costo. Il nuovo istituto della liquidazione giudiziale, che ha sostituito il fallimento, costituisce infatti una procedura ordinata di gestione dell’insolvenza, in cui l’imprenditore può ancora svolgere un ruolo attivo.

È compito dell’avvocato penalista valutare, insieme al cliente, se richiedere tempestivamente la liquidazione giudiziale o intraprendere soluzioni alternative, come:

  • Il concordato preventivo;
  • Gli accordi di ristrutturazione dei debiti;
  • La negoziazione assistita della crisi.

Queste procedure permettono di evitare il deterioramento del patrimonio aziendale e di limitare l’esposizione a responsabilità penali. La negoziazione assistita, in particolare, è un istituto introdotto per favorire soluzioni extragiudiziali, agevolando accordi tra il debitore e i creditori sotto la vigilanza di un esperto nominato dal tribunale.

La tempestività è cruciale: la legge impone l’obbligo agli amministratori di segnalare e gestire la crisi fin dalle prime manifestazioni, pena la responsabilità per aggravamento del dissesto e la possibile imputazione per bancarotta semplice.

Recenti pronunce della Corte di Cassazione

La giurisprudenza recente della Corte di Cassazione ha ribadito con forza alcuni principi fondamentali in tema di bancarotta semplice.

In particolare, con la sentenza n. 44140/2024, la Suprema Corte ha chiarito che la mera violazione delle regole di corretta gestione aziendale, anche senza dolo, può integrare il reato di bancarotta semplice se concorre a determinare l’insolvenza. Gli amministratori hanno un preciso obbligo di adozione di assetti organizzativi adeguati: la loro omissione può comportare responsabilità penale.

Con la sentenza n. 7265/2025, è stato poi ribadito che il fallimento (ora liquidazione giudiziale) dell’impresa non è di per sé sufficiente a dimostrare la responsabilità per bancarotta semplice: è necessario che il giudice verifichi in concreto il nesso causale tra la condotta negligente e il dissesto.

Inoltre, con la pronuncia n. 11784/2024, la Cassazione ha sottolineato che, ai fini della configurabilità della bancarotta semplice documentale, non è necessario che la contabilità sia del tutto inesistente: è sufficiente che le omissioni rendano difficile la ricostruzione del patrimonio e delle operazioni aziendali.

Queste sentenze confermano quanto sia importante per l’imprenditore agire per tempo, sotto la guida di un avvocato penalista esperto in reati fallimentari.

L’importanza di una gestione consapevole della crisi

Alla luce delle novità legislative e giurisprudenziali, emerge chiaramente che la gestione consapevole della crisi non è più una scelta, ma un dovere. L’imprenditore che ignora i segnali di difficoltà, omette di attivarsi per tempo o compie operazioni imprudenti rischia di incorrere in pesanti responsabilità penali.

Affidarsi a un avvocato penalista sin dalle prime avvisaglie di crisi consente di:

  • Valutare realisticamente la situazione patrimoniale, economica e finanziaria dell’impresa;
  • Scegliere, in modo tempestivo, tra la liquidazione giudiziale, la negoziazione assistita o altre procedure;
  • Evitare condotte che possano integrare il reato di bancarotta semplice o, nei casi più gravi, di bancarotta fraudolenta.

Inoltre, la consulenza legale penalistica si rivela fondamentale anche nella predisposizione dei piani di risanamento, nella redazione degli accordi con i creditori e nella gestione delle procedure concorsuali.

Conclusioni

La riforma del diritto fallimentare ha posto al centro la gestione anticipata e responsabile della crisi, abbandonando l’idea che il fallimento (ora liquidazione giudiziale) sia sempre e solo una sciagura. Con un’azione tempestiva, competente e prudente, è possibile non solo salvaguardare il valore residuo dell’impresa, ma anche evitare l’insorgere di gravi responsabilità penali.

Il supporto di un avvocato penalista specializzato nei reati fallimentari rappresenta una risorsa strategica imprescindibile, non solo per difendersi da eventuali accuse, ma soprattutto per prevenirle, gestendo la crisi con competenza e legalità