LIQUIDAZIONE CONTROLLATA
Liquidazione controllata del sovraindebitato
In vigore dal 28 settembre 2024
- Il debitore in stato di sovraindebitamento può domandare con ricorso al tribunale competente ai sensi dell’articolo 27, comma 2, l’apertura di una procedura di liquidazione controllata dei suoi beni.
- Quando il debitore è in stato di insolvenza, la domanda può essere presentata da un creditore anche in pendenza di procedure esecutive individuali. Nei casi di cui al primo periodo non si fa luogo all’apertura della liquidazione controllata se l’ammontare dei debiti scaduti e non pagati risultanti dagli atti dell’istruttoria è inferiore a euro cinquantamila. Tale importo è periodicamente aggiornato con le modalità di cui all’articolo 2, comma 1, lettera d).
- Quando la domanda è proposta da un creditore nei confronti di un debitore persona fisica non si fa luogo all’apertura della liquidazione controllata se l’OCC, su richiesta del debitore, attesta che non è possibile acquisire attivo da distribuire ai creditori neppure mediante l’esercizio di azioni giudiziarie. Il debitore eccepisce l’impossibilità di acquisire attivo entro la prima udienza allegando all’attestazione i documenti di cui all’articolo 283, comma 3. Se il debitore dimostra di aver presentato all’OCC la richiesta di cui al primo periodo e l’attestazione non è ancora stata redatta, il giudice concede un termine non superiore a sessanta giorni per il deposito dell’attestazione. Quando la domanda di apertura della liquidazione controllata è proposta dal debitore persona fisica, si fa luogo all’apertura della liquidazione controllata se l’OCC attesta che è possibile acquisire attivo da distribuire ai creditori, anche mediante l’esercizio di azioni giudiziarie.
- Non sono compresi nella liquidazione:
- a) i crediti impignorabili ai sensi dell‘art 545 del codice di procedura civile
- b) i crediti aventi carattere alimentare e di mantenimento, gli stipendi, le pensioni, i salari e ciò che il debitore guadagna con la sua attività nei limiti, indicati dal giudice, di quanto occorre al mantenimento suo e della sua famiglia;
- c) i frutti derivanti dall’usufrutto legale sui beni dei figli, i beni costituiti in fondo patrimoniale e i frutti di essi, salvo quanto disposto dall’art 170 del codice civile;
- d) le cose che non possono essere pignorate per disposizione di legge.
- Il deposito della domanda sospende, ai soli effetti del concorso, il corso degli interessi convenzionali o legali fino alla chiusura della liquidazione, a meno che i crediti non siano garantiti da ipoteca, pegno o privilegio e salvo quanto previsto dagli art 2749, 2788 e 2855 secondo e terzo comma, del codice civile
Liquidazione controllata: Sentenze recenti
Tribunale Monza, Sez. III, Sentenza, 09/04/2025, n. 71
Il Tribunale, nell’ambito del giudizio di apertura della liquidazione controllata ai sensi dell’art 268 codice della crisi d’impresa, può richiedere chiarimenti ed integrazioni documentali al fine di verificare la sussistenza dei presupposti previsti dalla normativa e garantire il rispetto dei principi di correttezza e trasparenza.
Tribunale Roma, Sez. XIV, Sentenza, 07/04/2025, n. 305
La proposta di concordato minore, anche se non abbia ottenuto il voto favorevole dei creditori, può essere omologata dal giudice qualora sia verificata la maggior convenienza rispetto alla liquidazione controllata, confermando che le risorse esterne previste nel piano migliorano significativamente la soddisfazione dei creditori
Tribunale Avellino, Sez. I, Sentenza, 01/04/2025, n. 18
È ammissibile la richiesta di apertura della procedura di liquidazione controllata del patrimonio da parte di un debitore persona fisica non imprenditore, purché sussistano le condizioni di sovraindebitamento e vi sia la disponibilità di utilità prevedibilmente destinabili ai creditori concorsuali, anche se derivanti esclusivamente dalle eccedenze reddituali.
Tribunale Brescia, Sez. IV, Sentenza, 14/03/2025, n. 93
La condizione di sovraindebitamento per l’accesso alla liquidazione controllata, ai sensi dell’art 2 comma I, lett. c) CCII richiede, da un punto di vista soggettivo, che il debitore sia non assoggettabile alla liquidazione giudiziale, alla liquidazione coatta amministrativa o ad altre procedure liquidatorie previste dal codice civile o da leggi speciali per il caso di crisi o insolvenza; e, da un punto di vista oggettivo, che il debitore versi in uno stato di crisi o insolvenza, motivatamente evidenziato tramite relazione redatta dall’Organismo di Composizione della Crisi (O.C.C.).
L’importanza dell’avvocato penalista per l’imprenditore
Nel panorama economico e giuridico contemporaneo, l’imprenditore si trova spesso a operare in un contesto normativo complesso e in costante evoluzione. Oltre agli obblighi fiscali, amministrativi e civilistici, chi dirige un’azienda deve tenere conto anche delle possibili implicazioni di natura penale. In questo scenario, l’avvocato penalista assume un ruolo fondamentale non solo nella difesa in giudizio, ma anche nella prevenzione di condotte illecite e nella tutela complessiva dell’attività imprenditoriale.
Un rischio concreto: la responsabilità penale dell’imprenditore
L’imprenditore è esposto a una molteplicità di rischi penali. Reati fallimentari, fiscali, societari, ambientali, in materia di sicurezza sul lavoro e responsabilità amministrativa degli enti ai sensi del D.Lgs. 231/2001 sono solo alcune delle principali aree di rischio. Queste fattispecie non riguardano solo chi agisce in malafede, ma anche chi, per imprudenza, negligenza o semplicemente per un errore di valutazione, si trovi coinvolto in un procedimento penale.
Ad esempio, il reato di bancarotta può colpire non solo chi ha scientemente dissipato i beni aziendali, ma anche chi ha commesso gravi imprudenze nella gestione dell’impresa. Lo stesso vale per la responsabilità in caso di infortunio sul lavoro: l’omessa vigilanza sulle misure di sicurezza può comportare gravi conseguenze penali anche in assenza di dolo.
Il ruolo dell’avvocato penalista: difesa e prevenzione
L’avvocato penalista non interviene solo quando il danno è ormai fatto. Il suo ruolo, sempre più spesso, è quello di affiancare l’imprenditore in una logica di consulenza preventiva, volta a evitare che determinate condotte si traducano in responsabilità penali. Questo approccio, definito compliance penale, consente di strutturare l’azienda in modo conforme alla normativa vigente, riducendo drasticamente il rischio di violazioni.
In quest’ottica, l’avvocato penalista:
- analizza l’organizzazione aziendale per individuare le aree a rischio penale;
- collabora alla redazione e all’aggiornamento dei modelli organizzativi ex D.Lgs. 231/2001;
- assiste nella formazione dei dipendenti e dei vertici aziendali;
- fornisce pareri legali su operazioni aziendali potenzialmente critiche (fusioni, cessioni, operazioni finanziarie complesse, gestione della crisi).
Questa attività consente non solo di prevenire il reato, ma anche – qualora esso si verifichi – di dimostrare l’adozione di idonee misure organizzative, elemento che può assumere rilevanza esimente o attenuante.
Il supporto in fase di crisi aziendale
Uno dei momenti più delicati nella vita dell’impresa è rappresentato dalla crisi. In queste fasi, l’imprenditore è sottoposto a pressioni enormi e può essere portato a compiere scelte avventate, spesso senza rendersi conto delle possibili conseguenze penali. L’assistenza di un avvocato penalista esperto in reati d’impresa è fondamentale per orientare le decisioni strategiche, tutelando sia l’interesse dell’impresa che quello personale dell’imprenditore.
In casi di insolvenza o dissesto finanziario, ad esempio, la gestione dei rapporti con i creditori, le cessioni di beni aziendali, l’uso del patrimonio personale e l’accesso a procedure concorsuali devono avvenire con estrema cautela. L’assistenza penalistica consente di evitare condotte che, pur finalizzate a “salvare” l’azienda, potrebbero essere interpretate come distrattive o fraudolente.
Rapporti con la pubblica amministrazione e gli organi inquirenti
L’imprenditore può trovarsi a dover interagire con la pubblica amministrazione, con autorità di controllo o con la magistratura, soprattutto in presenza di indagini o ispezioni. In questi casi, la presenza di un avvocato penalista è essenziale per garantire che i diritti dell’imprenditore siano tutelati in ogni fase del procedimento.
L’assistenza in sede di interrogatori, perquisizioni, sequestri o ispezioni rappresenta una garanzia imprescindibile. La conoscenza del procedimento penale e la capacità di interloquire con gli organi inquirenti costituiscono un presidio fondamentale per evitare equivoci, malintesi o errori che potrebbero aggravare la posizione dell’imprenditore.
Un alleato strategico per l’imprenditore moderno
L’avvocato penalista, lungi dall’essere una figura da coinvolgere solo in caso di emergenza, è oggi un alleato strategico per l’imprenditore moderno. La sua consulenza consente di affrontare con maggiore consapevolezza le sfide del mercato, di prevenire situazioni di rischio e di costruire una cultura aziendale improntata alla legalità e alla trasparenza.
In un’epoca in cui la reputazione aziendale è un asset cruciale e la responsabilità penale può colpire direttamente il vertice imprenditoriale, investire in una consulenza penalistica continua e strutturata rappresenta una scelta di lungimiranza. Non solo per proteggere se stessi, ma anche per rafforzare la credibilità dell’impresa sul mercato, nei confronti di partner, investitori e stakeholder.
Conclusione
L’importanza dell’avvocato penalista per l’imprenditore va ben oltre la difesa in tribunale. È un supporto tecnico, strategico e umano che contribuisce a orientare le decisioni aziendali, a ridurre i rischi legali e a garantire la continuità e la legalità dell’attività d’impresa. In un mondo sempre più regolamentato e interconnesso, l’avvocato penalista diventa un partner imprescindibile per chi vuole fare impresa con serietà e responsabilità.




